A spasso con la penna
Rileggendo la storia secondo l'escursionista…………….
E' nella qualità del "passo" che ogni uomo ha legato la sua storia all'ambiente diventando di volta in volta contadino, cittadino, esploratore, uomo di cultura e di viaggio.
La nostra esistenza è segnata da un incessante desiderio di conoscere e di confrontarsi con tutto ciò che ci circonda e da una profonda necessità di mettere in relazione il nostro corpo, la nostra mente con quello che sentiamo essere l'essenza della vita, ma non riusciamo a recepire se non in particolari momenti o situazioni,
Questa "angoscia cosmica" è interpretata in modo sublime nella poesia "l'infinito" di Leopardi: quindici versi illuminati da una grande serenità contemplativa che sembrano suggerirci la "chiave" per aprire al nostro animo i segreti della natura.
In questo ambito si può cercare di definire ed esplicitare quello che noi intendiamo per escursionismo" e "cultura escursionistica" e cioè lo sviluppo forte della curiosità quale desiderio di conoscenza e comunicazione.
A ciò potremmo ricondurre facilmente le motivazioni che hanno spinto l'uomo a spingersi oltre il fiume, il monte, la foresta e che hanno contribuito al formarsi della civiltà, tutte tappe fondamentali della storia che si potrebbero chiamare "i sentieri della cultura europea"
1) Alle origini, l'uomo trova riparo e una certa sicurezza nella vita: il rifugio. Così incomincia l'attenzione alla curiosità di sapere: quel che c'è oltre il fiume, il monte, la foresta. All'origine il forestiero - quello che viene di fuori, anche la foresta è "foras", fuori dell'abitato controllato - è nemico. Poi viene l'armistizio, il patto, l'alleanza
2) e nel cuore di due civiltà due uomini diversi viaggiano e raccontano:
a. con Erodoto, da gustosissimi libri di viaggi, usanze e vicende d'uomini diversi, nasce la storia in Grecia;
b. con Adriano, spagnolo approdato a Roma ma arconte onorario d'Atene, filosofo e imperatore, una vita di viaggi ricapitola una civiltà.
c. a misura d'uomo. Paolo, con una serie di viaggi semina la bibbia e Cristo in occidente. Il problema è scoprire le tre civiltà, le tre culture che fanno l'Europa: Greca, Latina e Giudeo-cristiana.
3) poi è il tempo delle grandi sofferenze e delle grandi angosce, dei grandi sogni di viaggi che ricapitolino una vita: è il tempo della "via lattea" nel cielo che specchiata in terra, conduce alla tomba magica dell'apostolo, Santiago di Coompostela. Il tempo della vita segnata d'oriente, che parte dal nord con poca luce, scende in Italia e punta a Gerusalemme; il tempo poi, nel fiore delle civiltà parallele di mercanti, osti, pittori e teatranti, nel trecento europeo conduce a Roma (primo giubileo, 1300) o a Canterbury in Inghilterra, o a Mont-Saint-Michel:
4) ma già in pieno trecento europeo, un poeta col fratello e un amico fa un'escursione al mont Ventoux, una salita senza senso, a piedi, giusto per arrivare in cima. Nasce l'umanesimo, il poeta, italiano e vissuto in Provenza è Francesco Petrarca.
5) il viaggiare si razionalizza: un filo logico, di ragione e di scoperta dell'uomo, collega il signor de Montaigne venuto in Italia a scrivere il suo "Journal de voyage" e Wolfango Goethe, letteralmente fuggiasco due secoli dopo, dagli agi di primo ministro del ducato tedesco di Weimar: tanto che ha, a Roma o a Vicenza, un nome finto, di mercante, Philip Muller. Ma con lui nasce il gusto di viaggiare moderno. Non solo con lui, ma è uno stile: vivere collezionare, scrivere, disegnare, conversare per crescere in umanità e qualità. L'Europa parte dal Reno ma arriva fino in Sicilia.
6) non è però ancora il turismo di tutti: forniti di denari abbondanti i primi, non girovaghi poveracci come i pellegrini antichi. Si porrà a fine ottocento, il problema della giustizia: viaggiare è un diritto di tutti, come lavarsi, aver casa e andare a scuola. Viaggiatori eccezionali vanno anche alla ricerca delle contraddizioni dell'uomo non solo di antichità e panorami. Gauguin viaggia povero, altri son capitani di mare.
7) nasce il viaggiare nuovo: di "volo di notte" di Saint-Exupéry, dei viaggi in Cina di Edgar Snow.In Italia cose nuove anche nel cinema degli anni '60 di Pasolini e Antonioni e vengono dall'America dei "campus" e dei poeti dell'uguaglianza, film come "easy rider" e canzonieri come quelli di Joan Baez, viaggiatori errabondi come Jack Kerouac. I giovani tedeschi girano con Hesse nello zaino o nel tascapane: un'umanità che non va d'accordo coi vagoni letto e con gli alberghi di lusso, neanche con le gite aziendali o scolastiche. Il viaggio è la vita, non un lusso.
8) Ed ora la scommessa delle idee: per fare giusto turismo ci vuole robusta tenacia, lettura e idee chiare. Occorre portare almeno cominciando dal viaggiare l'utopia forte dell'immaginazione al potere. Viaggi senza spese, ma con mire precise. Alcuni esempi: almeno viaggi bilingui, dove giovani d'una lingua o anche solo d'un dialetto, sappiano farsi un itinerario insieme con quelli che li ospitano: dialogando sulla storia e sull'essenza dell'uomo, Marx o Bibbia, Corano o Marcuse alla mano; e deve fare strada l'idea del viaggio vicino, ma in profondità e con intelletto d'amore: dalla porta di casa alla piazza di città, dall'orto al fiume di vallata. Un turismo di radici, davvero tra uguali, che riconcili natura e storia.
9) Di qui le conclusioni: quali i luoghi della cultura europea? Non certo i luoghi "culturali" noiosissimi. Falsi, se rivestiti di patine turistico-commerciali. Ecco: gli itinerari devono essere su misura stessa delle speranze più autentiche e forti di questa generazione. Per alcune linee essenziali: almeno, capire le metropoli, le grandi città dove si fa il cittadino d'oggi. Non si può vedere Londra o Parigi, Berlino o Palermo solo da turisti, tanto meno Atene, Lisbona o Istambul. La città come organismo vivo, non archeologico o da antiquariato. Itinerari nuovi e antichissimi come i fiumi. Itinerari sono le strade dei pellegrini antichi, E itinerari sono i tratturi e le vie di montagna: possibilmente della nostra regione, da capire a piedi. Poi….verranno le belle città antiche…..